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Namastè.

Svadhyaya: Lo studio di e del Sè.

Svadhyaya è il penultimo Nyama descritto da Patanjali negli Yoga Sutra. E’ un dovere che dobbiamo prendere verso noi stessi: studia con curiosità te stesso, il mondo, accogli ogni persona nella tua vita come un Maestro e ricerca la verità. 

Abbiamo visto in Tapas come sia fondamentale disciplinare la nostra mente per “smussare” i nostri preconcetti, gusti, preferenze in modo da aprirci al mondo ed uscire dalla nostra zona di sicurezza.

Ora con Svadhyaya il messaggio è proprio: fai un salto oltre il confine della tua personalità e del tuo sguardo, inizia a vedere innanzitutto te stesso in un modo diverso, studia te stesso.

Vanda Scaravelli scrive:

“Yoga è un processo vivente che cambia istante dopo istante. Dobbiamo vivere con questo processo giorno e notte, sentirlo in ogni momento della nostra esistenza: osservando mentre mangiamo come mangiamo, quando camminiamo come camminiamo, mentre parliamo come e cosa diciamo. Essere consci dello stato della colonna vertebrale quando siamo seduti, dei movimenti della mente mentre pensiamo, perché stiamo pensando e cosa pensiamo seguendo i nostri pensieri nell’operazione”.

Studiare se stessi è una ricerca verso l’autenticità. Togliamo schemi e convinzioni che non ci appartengono  per lasciar emergere la nostra vera essenza.

Nelle lezioni di Yoga sperimentiamo come finché ci costringiamo ad entrare in una posizione in modo rigido o perfetto secondo gli standard di qualcun altro la pratica può essere positiva per alcuni aspetti, ma niente rivoluziona il nostro modo di praticare come trovare il nostro percorso o scorciatoia per entrare in una posizione.

Lo diciamo sempre, è inutile abbattersi se una posizione non riesce, fidati che c’è il modo perfetto per te per arrivarci. Sperimenta, esprimi te stesso, divertiti e allora accade qualcosa di magico.

Riconosci la Bellezza, ti specchi realmente in questa pratica millenaria, la mente e le sue manie di perfezione vengono messe per un momento a tacere e sei libero.

Svadhyaya è un eterno sguardo sul mondo da studente.

Essere un principiante nella vita ti da una grande occasione: essere ricettivo, vivere nel movimento anziché nella rigidità e nei preconcetti, lasciarti influenzare ed ispirare, cogliere ogni persona come tuo Maestro, senza piedistalli o con atteggiamenti male-adoranti (bellissima espressione di Brizzi), ma con uno sguardo rivolto alla tua crescita ed al tuo movimento interno.

Questa settimana (l’articolo è stato pubblicato a Maggio 2014) ospiteremo Swami Ananda Chaitanya il quale insiste spesso sulla figura del Maestro. Spesso ricerchiamo un Maestro che ci risolva i problemi, qualcuno da mettere su un piedistallo, che ci dia una formula magica e che funga di figura paterna. 

Il messaggio di Swamiji è: io non sono un “Padre” che vi risolve i problemi, sono in insegnante, trasmetto ciò che il mio maestro ha trasmesso a me ed il suo a lui e via dicendo per lunghe generazioni di Yogi, “faccio il tifo” per la vostra crescita ma sta nel vostro approccio il vero cambiamento.

Essere studenti apre infinite opportunità nella nostra vita, accettare il “movimento” e sciogliere le nostre rigidità fa parte di questo entusiasmante gioco.

Cos’è 10 settimane di Sadhana? Sadhana in india significa disciplina spirituale ed indica l’insieme di quelle pratiche, studi e riti svolti con dedizione e regolarità per raggiungere Moksha: il riconoscimento della propria natura divina. La sadhana che viene qui praticata si ispira ai 10 yama e nyama di Patanjali, i divieti e le osservanze dello stile di vita yoga. Ogni settimana viene affrontato uno di questi temi cercando di portarlo anche fuori dalla sala di pratica ed utilizzando la nostra vita quotidiana come laboratorio.