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I corsi riprendono il 4 Settembre.

Da quando abbiamo seguito il master pranayama in India, questo corso è nel cassetto dei corsi speciali che volevo proporre,ma di cui avevo anche un pò timore, avendo forse bisogno di far mia questa esperienza, di processarla come direbbe Swami Ananda, per condividerla in piena consapevolezza.

Pranayama: gestire la mente per non esserne gestiti

Quando pratichiamo pranayama interagiamo con la mente e le emozioni, infatti nel percorso dello yoga dopo gli asana (le posizioni) che ci fanno prendere consapevolezza del corpo fisico e di conseguenza ad avere cura di noi, con pranayama iniziamo a prenderci cura del corpo sottile.
Naturalmente anche a livello fisico abbiamo un enorme beneficio: se penso a quante persone si rivolgono al pilates perché hanno problemi alla schiena, e osteopati e fisioterapisti che ad un certo punto capiscono che una delle cause è l’errata respirazione…in pochi respirano muovendo il diaframma, sino a scoprire che questo muscolo è bloccato, causando una serie di problemi.

Questo percorso l’ho pensato per queste persone, ma sopratutto per chi mi confida timidamente di non dormire, di soffrire d’ansia, attacchi di panico, depressione, o semplicemente per chi ha compreso che attraverso il respiro può imparare a gestire meglio la mente.

Per farvi comprendere meglio cosa significa gestire la mente vi voglio portare un esempio personale: mentre seguivo la formazione pranayama, avevamo lezioni specifiche dedicate alla pratica, dopo il saluto al sole, muniti del nostro cuscino si iniziava a prendere contatto con il respiro e mentre i minuti passavano, la mente iniziava ad agitarsi, elaborando pensieri, oppure ad innervosirsi, tanto che trovavo quei momenti iniziali insopportabili, ma non volendo seguire la mente in questa sua agitazione, determinata a disciplinarla, questa prendeva di mira il corpo fisico: a volte un dolore insopportabile alle anche, a volte un ginocchio, a volte nausea. Mi dicevo sono solo 20 minuti che pratico ma sembra molto di più, calcolando che la pratica durava circa 45 minuti.
Ma il mio stupore era grande quando potevo osservare la mente arrendersi e cedere e da quel momento avrei potuto continuare senza alcun turbamento, dolore o altro, capivo che avevo la gestione, la guida della mente,lo potevo vedere chiaramente, non in modo teorico, astratto, era ed è parte di quella meravigliosa esperienza.
Persistendo nella pratica i momenti di fastidio divennero sempre più brevi e sempre piu lungo il tempo del piacere estatico che solo il pranayama ed in seguito la meditazione possono donare.

Questo è quanto accade nella nostra vita, un fastidio, preoccupazione ecc..e subito siamo gestiti dalla mente definita in India “mente scimmia” perchè saltella impazzita qua e là..sino a togliere il respiro.

Se impariamo l’arte del respiro, impariamo l’arte di vivere, la qualità della vita cambia completamente.

Giorno dopo giorno ho compreso che se prima desideravo andare in India per avere tutta questa energia, ritirandomi in ashram, un’energia che durava mesi, ma poi inevitabilmente sembrava terminare, ora so che con la pratica quotidiana che dedico a me stessa, l’energia che ho dopo un ritiro, la posso generare, ogni giorno.
Di conseguenza tutte le vicissitudini, i problemi vengono affrontati senza lasciare che mi sovrastino.
Un albero, se ha solide radici, il vento anche se forte non può sradicarlo.
Con il pranayama si consolidano le radici della nostra sicurezza interiore