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Per essere insegnante di Yoga devo saper fare tutte le posizioni?

Mancano pochi giorni all’inizio della formazione insegnanti yoga e volevo parlarne un po’ sul blog.

Questa è la domanda a cui ho risposto più volte in questo periodo, quindi credo sia un dubbio molto diffuso tra chi vuole iniziare questo percorso.

Anticipo la risposta: no, non è assolutamente necessario sapersi mettere i piedi dietro la testa per poter insegnare. 

Ciò che vorrei approfondire sono le motivazioni di questa risposta.

1.Le posizioni di Yoga non sono lo Yoga

Sarebbe necessario fare un po’ di chiarezza su cos’è Yoga, da dove arriva, quali sono i testi a cui facciamo riferimento.

Ci sono moltissime interpretazioni, postille, aggiunte e modifiche in questo mondo, e per questo andare alla sorgente è il modo per avere un’idea chiara di ciò di cui stiamo parlando.

La sorgente in questo caso sono gli Yoga Sutra di Patanjali. Patanjali ha riunito diverse pratiche e tradizioni, prima trasmesse oralmente, mettendo per iscritto quali sono gli 8 passi o stadi dello Yoga. Questo testo, probabilmente risalente a prima del V d.C., è considerato la base dello Yoga moderno.

I passi qui sono 8.

I primi due sono Yama e Nyama (le linee guida dello stile di vita).  Quando abbiamo integrato lo Yoga nel nostro stile di vita allora siamo pronti per iniziare a praticare gli Asana. Questo è solo il terzo gradino, poiché il percorso non si realizza con la capacità di saper fare tutti gli asana.

Anzi: la pratica di asana è funzionale al Pranayama, gli esercizi di gestione del prana attraverso il respiro. É una preparazione per il corpo ad una pratica che richiede di stare seduti, nella stessa posizione, per molto tempo come quella del pranayama.

Non proseguo qui nella descrizione degli altri passi dello Yoga, per approfondire ne ho parlato nel post “10 settimane di Sadhana

2.Ciò che sei abituato a vedere come posizioni Yoga in realtà non lo sono.

Anche per questo punto faccio riferimento ai testi della tradizione.

I primi testi in cui vengono illustrate delle posizioni Yoga sono la Gheranda Samhita e l’Hatha Yoga Pradipika.

Il primo contiene 15 posizioni Yoga, il secondo 32. C’è una bella differenza rispetto alle pratiche moderne in cui vengono proposte anche centinaia di posizioni.

Con ciò non intendo affermare che le posizioni dello Yoga contemporaneo non siano valide, ma semplicemente non sono così centrali o indispensabili in questo percorso.

Sono un bellissimo gioco per il corpo.

3. Che cosa significa insegnare un movimento?

Per noi insegnare un movimento significa capirne la logica.

Saperlo mettere in relazione ad altri movimenti attraverso il respiro e guidarlo nel modo che risulti più semplice e naturale a chi lo sta praticando.

Sapere che ogni inspiro espande ed ogni espiro rilassa e rende più facile eseguire una posizione in modo confortevole.

Insegnare per noi non è saper mettersi in “posa” invitando chi pratica a fare come noi.

Anzi: il nostro invito è muoviti come ti fa sentire bene.

Non c’è il modo giusto di fare una posizione, poiché ogni corpo è diverso.

É un obbiettivo più importante quello di saper portare le persone a connettersi con la propria capacità di ascoltarsi e capire qual’è il loro unico e particolare modo di muoversi piuttosto che sapergli mostrare tutte le posizioni.

4. Che cosa significa essere insegnante di Yoga?

L’ultima domanda, e forse la più interessante a cui rispondere. Già in quella precedente c’è una parte di risposta. Insegnare Yoga è essere un continuo studente, con tutti i limiti, le posizioni, le risposte ancora da trovare.

Sarà questa la forza del tuo insegnamento, poiché è la tua personale ricerca che vibrerà con chi pratica insieme a te.

Non cadere nel tranello di imporre modelli, posizioni da fotografia, schemi di pensiero.

Sei uno studente che vive lo Yoga e ne ha sentito tutta la forza nella propria vita da non poter far altro che condividere ciò che sta studiando con chi ha intorno a sè. Di questo ne ho parlato ampiamente anche nel post “Perchè un insegnate ringrazia alla fine della pratica“.

Crea ampi spazi di libertà in cui le persone saranno libere di muoversi e di esprimere finalmente sè stesse.

In questo spazio di libertà ti sarà concesso di non sapere alcune posizioni né tutte le risposte, insomma, di essere, anche tu, semplicemente te stesso.