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Namastè.
Moodboard Yoga #2 – Spunti Yoga di Febbraio

Moodboard Yoga #2 – Spunti Yoga di Febbraio

Eccoci con la moodboard del mese, una condivisione di articoli, libri e idee che ci stanno accompagnando nella pratica. E che possano essere di spunto e approfondimento per chi legge. Buona lettura :)

  • Segnalo il progetto “Voci dal Silenzio“, un documentario sugli eremiti in Italia. La scelta di ritirarsi, nei monti, mi affascina da tempo e questo documentario da voce a chi questa scelta l’ha fatta. E racconta cosa si vede da lassĂą. A questo link potete trovare un breve estratto: https://vimeo.com/220434622
  • Simone Weil, filosofa, mistica e scrittice francese del primo 900, è protagonista delle mie letture dell’ultimo mese. Un pensiero in particolare mi ha colpita:

Mi ha profondamente commossa constatare che ha dedicato una viva attenzione alle poche pagine che le ho mostrato.Non ne traggo la conclusione che meritino attenzione. Considero tale attenzione come un dono gratuito e generoso da parte sua. L’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità. A pochissimi spiriti è dato scoprire che le cose e gli esseri esistono. Fin dalla mia infanzia non desidero altro che averne ricevuto, prima di morire, la piena rivelazione. 

A questa pagina la lettera completa ( Lettera a Joe Bousquet ) . Per approfondire consiglio il suo libro “Attesa di Dio”

  • Selene Calloni Williams è una scrittice interessata allo Yoga e all’approccio sciamanico nei confronti della pratica. Emanuela mi ha consigliato il libro Il profumo della Luna, un romanzo in cui la visione dello sciamanesimo viene trasmessa in modo scorrevole , ma con una profonditĂ  rara

  • Uno studio del 2015 presso l’UniversitĂ  di Trento sui Pandit Vedici analizza gli effetti della recitazione dei mantra in sanscrito sulle funzioni cognitive. Qui l’articolo: “Memorizzare e recitare i Veda, come si modifica il cervello”
  • Infine un olio essenziale consigliato da Alessandra per questo mese. L’olio essenziale è quello di Salvia Sclarea, consigliato in periodi di stress, angoscia e turbamento. É un equilibrante del sistema ormonale, ottimo quindi per i disturbi legati al ciclo mestruale (dismenorrea, amenorrea, premenopausa, sindrome premestruale)

olio essenziale salvia

Mi piacerebbe che questo appuntamento mensile fosse quanto piĂą collaborativo, se hai dei suggerimenti inviaceli a [email protected]

A presto, Carlotta

Moodboard Yoga – Ispirazioni di Gennaio

Moodboard Yoga – Ispirazioni di Gennaio

Namastè.

Riprendiamo la rubrica Moodboard Yoga, una serie di ispirazioni (libri, pagine, film) direttamente dalla Sala Yoga di Centro Atman, per approfondire la nostra pratica quotidiana e favorire lo scambio di idee e spunti. Buona lettura.

  • Questo mese consigliamo un paio di libri. “L’amore Guarisce, di Carla Perotti, che da cinquant’anni studia e condivide la sua ricerca yoga. Alessandra mi suggerisce e giro anche a voi il consiglio del libro “Emotional Yoga di Bija Bennet, per una lettura degli asana e della pratica dal punto di vista delle emozioni

“Rilassarsi significa mettersi nelle condizioni migliori per scoprire che dietro il nostro piccolo ego si nasconde un io esistenziale assai piĂą ampio e dotato. E che questo io esistenziale ha in serbo per noi un altro regalo ancora…” (Carla Perotti, “L’amore Guarisce” )

  • Un articolo che ho trovato molto interessante: “Bias Cognitivi: cinque modi veloci per ingannarsi da soli” . Alcuni meccanismi della nostra mente ci aiutano a prendere decisioni in fretta, ma potrebbero essere controproducenti quando ci inducono a interpretare la realtĂ  in modo automatico.
  • Il Gange” è un film consigliatomi da Emanuela, si trova in streaming completo su Youtube.
  • Una pagina Facebook che consiglio è quella dell’autore Matthew Remsky, il quale pubblica riflessioni e articoli in merito ad alcuni temi di cui poco si parla nella comunitĂ  yoga ma che sono sempre piĂą importanti: il rapporto insegnante-allievo, il consenso e l’appropriazione culturale.
  • Ed infine un album che accompagna la mia pratica da quando Giovanna me l’ha consigliato, qualche mese fa: Midnight Snack – HOMESHAKE

Mi piacerebbe che questo appuntamento mensile fosse quanto piĂą collaborativo, se hai dei suggerimenti inviaceli a [email protected]

A presto, ci vediamo sul tappetino

Carlotta

Impara a stare su due piedi, poi su uno e poi sulla testa

Yoga su due piedi

Stamane dopo la mia pratica , decido di giocare un pò con il corpo.

Quasi, quasi mi faccio qualche scatto negli asana avanzati (oggi mi sento social) Poi mi chiedo perché?

Una domanda che mi faccio sempre più spesso sarà che fra poco compirò 50 anni?

Non è questo che amo dello yoga che voglio passare mi torna alla mente una frase di Iyengar:

“Prima di stare sulla testa impara a stare sui piedi”

Troppo semplice credere che lo yoga sia stare a testa in giĂą:
non sarebbe rispettoso nei confronti dello yoga e del mio percorso.
Delle frustrazioni , dei pianti, del vedere nuovi aspetti di me che ho sempre scelto di non vedere, accettarli per accogliere me stessa nella totalitĂ 

Ma amo il fatto che lo yoga sia nella vita.

Nei miei opposti e l’accettazione di essere giorno e notte.
Nell’essere forte/vulnerabile.
Nell’armonia nonostante sia calma/vivace.
Coerente/nell’incoerenza.
Accettare che sono anche ciò che non mi piace negli altri.

Accolgo in me tutte queste note discordanti.
Trasmutando il tutto in meravigliosa armonia questa pazza vita

Ecco cos’è per me lo yoga.
L’unione di queste note opposte e discordanti , è luce, veritĂ .

Lo spartito di note meravigliose che si uniscono formando la sinfonia della mia vita .
In un unica silente armonia
Namaste
Emanuela

Muoviti ad occhi chiusi

Muoviti ad occhi chiusi

Chiudi gli occhi porta la tua attenzione alle sensazioni interne, magari mentre esegui un’asana, mentre stai semplicemente in piedi, prova la sfida rimanendo su un piede solo, oppure quando respiri.

Sperimenta, gioca e ascolta

Vi è un mondo interno che necessita solo della tua attenzione, movimenti profondi che si concatenano l’uno all’altro

Far riaffiorare le sensazioni a galla è l’inizio della consapevolezza.
Ed attraverso la consapevolezza potrai riappropriarti del tuo corpo e muoverti nello spazio nel modo che ti fa sentire bene. Quello giusto per te.

Questo, nient’altro, è il primo passo per un miglioramento posturale.

Emanuela

 

Karma Yoga: Creare spazio fra causa ed effetto

Karma Yoga: Creare spazio fra causa ed effetto

Uno dei doni del guidare una lezione di yoga è l’attitudine a dilatare lo spazio tra la causa e l’effetto. Vorrei qui approfondire questa attitudine con il concetto di Karma Yoga che è: Metti impegno e sforzo nelle tue azioni, ma sappi che il risultato non dipende in modo diretto dalla quantità di sforzo che hai messo.

Yoga e controllo

Quando insegno a volte sono davvero convinta che il successo della lezione (ovvero quanto la persona sia “in yoga” e si senta connessa a termine della pratica) dipenda da me: dal tono della voce, la struttura delle sequenze, come mi muovo nella sala

Ma la realtà è che con Yoga non funziona proprio così. Yoga è un fatto parecchio personale. Come insegnanti guidiamo un’esperienza e prima ancora studiamo e ci creiamo tutta una cassetta degli attrezzi per farlo nel modo più efficace. Ma il risultato, come si sente la persona al termine, non dipende in modo diretto dal nostro sforzo.

Quella che definiamo mania del controllo è l’ossessione verso il risultato dell’azione. Lo spazio tra causa ( l’input della mia azione) ed effetto (il risultato di essa) si fa strettissimo, talvolta soffocante.

Controllo sulle situazioni, persone, pensieri, stati d’animo…

Karma Yoga: compiere un’azione con attitudine Yoga

Nello Yoga si da molto importanza al concetto di Karma, che possiamo tradurre come azione. Ed il Karma Yoga significa fare un’azione con attitudine Yoga. Questa attitudine è il disinteresse nei confronti del risultato. Il Karma Yogi sa che il risultato delle azioni non dipende da lui. Il risultato arriva come un dono, anche se non si accorda alle proprie aspettative. Ne ho parlato ampliamente nell’articolo Isvhara Pranidhana: Portare la divinità nella propria vita.

Nella Bhagavadgita Krishna, il Maestro, spiega ad Arjuna, l’allievo, che due sono gli stili di vita per raggiungere la felicità secondo lo Yoga: il Sannyasa Yoga (l’ascesi e quindi la rinuncia all’azione) ed il Karma Yoga: lo yoga dell’azione. Krishna descrive il Karma Yogi:

Abbandonando gli attaccamenti, i karma-yogi compiono l’azione in modo puro (senza essere spinti dai gusti, piaceri e dispiaceri) con il corpo, la mente, l’intelletto ed anche i sensi, al fine della purificazione della mente.

Colui che è dotato di Karma-yoga, abbandonando il risultato dell’azione, ottiene una compostezza nata dall’impegno verso una vita di karma-yoga. Mentre colui che non è impegnato in una vita di karma-yoga, trascinato dai desideri, è legato, poiché è attaccato ai risultati (dell’azione)

(Bhagavadgita – capitolo 5 verso 11-12)

Cosa si prova ad essere te?

Perché divento teso nel guidare una lezione di yoga nella speranza che la persona che sta praticando al termine provi uno stato simile a quello che nella mia testa significa “bene”. Che cosa significa stare bene per me? Nient’altro è che una serie di gusti e preferenze, che peraltro voglio applicare ad una persona diversa da me e alla fine mi rende teso.

Questo mi porta ad aprire la finestra su un altro concetto che mi è particolarmente caro in questo periodo. Che è impossibile sapere cosa si prova ad essere te. Per quanto ci sforziamo nel raccontarci l’uno con l’altro vi è sempre un margine di incomprensione, nessuno è in grado di spiegarsi fino in fondo. E forse sta proprio li la parte interessante, nel ciò che non è spiegabile o comprensibile dell’altro.

Se succede bene, se non succede meglio.

Karma Yoga è per me una frase che ho sentito spesso ripetere a Swami Ananda:

Se succede bene, se non succede meglio.

Non vi è rinuncia, ma anzi pieno impegno. L’azione è compiuta per il piacere stesso di farla, perchĂ© è la cosa giusta e con totale presenza. Questo accade anche per la mancanza di stress e tensione che nasce dall’eccessivo coinvolgimento con il risultato della azione stessa, il quale, ahimè, non dipende da noi ma da meccanismi complessi dei quali ci è dato di capire poco.

Il barattolo di rilassamento

Il barattolo di rilassamento

In una lezione yoga usiamo lo spazio del rilassamento finale per lasciar andare le ultime tensioni. Possiamo decidere di lasciar fluire i pensieri, senza cercare di fermarli o modificarli. Oppure di ascoltare il respiro, intercettando ogni sfumatura del profumo dell’aria che respiriamo. Oppure possiamo seguire la voce dell’insegnante che guida la nostra attenzione in una visualizzazione guidata.

Mi capita di utilizzare spesso la visualizzazione del barattolo del rilassamento, una visualizzazione utile per lasciar andare le tensioni nelle diverse parti del corpo ed ottimo esercizio di immaginazione per la mente. Buon viaggio…

Immagino di trovare tra gli scaffali della mia cucina un barattolo di rilassamento. Lo apro e ne studio il contenuto: Che consistenza ha?Il colore ? Qual è il suo profumo? Come ci sarà arrivato su questo scaffale?

Immergo un pennello nel barattolo ed inizio a spalmare questo rilassamento su ogni centimetro del mio corpo, iniziando dai piedi.

Spalmo il rilassamento sulla pianta dei piedi ponendo attenzione alla sensazione provocata dal contatto tra la sostanza e la mia pelle. Passo ai dorsi dei piedi, le caviglie e tutte le gambe fino alle cosce.

Faccio questo procedimento con grande attenzione, senza lasciare indietro nemmeno un centimetro della mia pelle.

Passo alla schiena: la parte bassa, la parte alta, tutta la schiena. Il rilassamento penetra profondamente sotto la pelle e scioglie le tensioni.

L’addome: il rilassamento penetra e scioglie ogni tensione negli organi interni. Il petto, e poi arriva fino al cuore ed i polmoni.

Passo a palmi delle mani, spalmo bene il rilassamento sulla pelle, sui dorsi, e poi sulle braccia fino alle spalle.

Tutta la gola e la zona cervicale.

Con il pennello passo al viso, tutta la pelle, le labbra, il naso, le guance, gli occhi, la fronte.

Infine spalmo il rilassamento su tutta la testa ed i capelli.

Osservo questa sostanza che penetra nei tessuti piĂą profondi di tutto il mio corpo e scioglie ogni tensione accumulata.

Quando ho terminato ripongo di nuovo il mio barattolo sullo scaffale in cui l’ho trovato, sapendo che è li ad aspettarmi ogni volta che ne sentirò il bisogno…