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Namastè.

Impara a stare su due piedi, poi su uno e poi sulla testa

Yoga su due piedi

Stamane dopo la mia pratica , decido di giocare un pò con il corpo.

Quasi, quasi mi faccio qualche scatto negli asana avanzati (oggi mi sento social) Poi mi chiedo perché?

Una domanda che mi faccio sempre più spesso sarà che fra poco compirò 50 anni?

Non è questo che amo dello yoga che voglio passare mi torna alla mente una frase di Iyengar:

“Prima di stare sulla testa impara a stare sui piedi”

Troppo semplice credere che lo yoga sia stare a testa in giù:
non sarebbe rispettoso nei confronti dello yoga e del mio percorso.
Delle frustrazioni , dei pianti, del vedere nuovi aspetti di me che ho sempre scelto di non vedere, accettarli per accogliere me stessa nella totalità

Ma amo il fatto che lo yoga sia nella vita.

Nei miei opposti e l’accettazione di essere giorno e notte.
Nell’essere forte/vulnerabile.
Nell’armonia nonostante sia calma/vivace.
Coerente/nell’incoerenza.
Accettare che sono anche ciò che non mi piace negli altri.

Accolgo in me tutte queste note discordanti.
Trasmutando il tutto in meravigliosa armonia questa pazza vita

Ecco cos’è per me lo yoga.
L’unione di queste note opposte e discordanti , è luce, verità.

Lo spartito di note meravigliose che si uniscono formando la sinfonia della mia vita .
In un unica silente armonia
Namaste
Emanuela

Muoviti ad occhi chiusi

Muoviti ad occhi chiusi

Chiudi gli occhi porta la tua attenzione alle sensazioni interne, magari mentre esegui un’asana, mentre stai semplicemente in piedi, prova la sfida rimanendo su un piede solo, oppure quando respiri.

Sperimenta, gioca e ascolta

Vi è un mondo interno che necessita solo della tua attenzione, movimenti profondi che si concatenano l’uno all’altro

Far riaffiorare le sensazioni a galla è l’inizio della consapevolezza.
Ed attraverso la consapevolezza potrai riappropriarti del tuo corpo e muoverti nello spazio nel modo che ti fa sentire bene. Quello giusto per te.

Questo, nient’altro, è il primo passo per un miglioramento posturale.

Emanuela

 

Karma Yoga: Creare spazio fra causa ed effetto

Karma Yoga: Creare spazio fra causa ed effetto

Uno dei doni del guidare una lezione di yoga è l’attitudine a dilatare lo spazio tra la causa e l’effetto. Vorrei qui approfondire questa attitudine con il concetto di Karma Yoga che è: Metti impegno e sforzo nelle tue azioni, ma sappi che il risultato non dipende in modo diretto dalla quantità di sforzo che hai messo.

Yoga e controllo

Quando insegno a volte sono davvero convinta che il successo della lezione (ovvero quanto la persona sia “in yoga” e si senta connessa a termine della pratica) dipenda da me: dal tono della voce, la struttura delle sequenze, come mi muovo nella sala

Ma la realtà è che con Yoga non funziona proprio così. Yoga è un fatto parecchio personale. Come insegnanti guidiamo un’esperienza e prima ancora studiamo e ci creiamo tutta una cassetta degli attrezzi per farlo nel modo più efficace. Ma il risultato, come si sente la persona al termine, non dipende in modo diretto dal nostro sforzo.

Quella che definiamo mania del controllo è l’ossessione verso il risultato dell’azione. Lo spazio tra causa ( l’input della mia azione) ed effetto (il risultato di essa) si fa strettissimo, talvolta soffocante.

Controllo sulle situazioni, persone, pensieri, stati d’animo…

Karma Yoga: compiere un’azione con attitudine Yoga

Nello Yoga si da molto importanza al concetto di Karma, che possiamo tradurre come azione. Ed il Karma Yoga significa fare un’azione con attitudine Yoga. Questa attitudine è il disinteresse nei confronti del risultato. Il Karma Yogi sa che il risultato delle azioni non dipende da lui. Il risultato arriva come un dono, anche se non si accorda alle proprie aspettative. Ne ho parlato ampliamente nell’articolo Isvhara Pranidhana: Portare la divinità nella propria vita.

Nella Bhagavadgita Krishna, il Maestro, spiega ad Arjuna, l’allievo, che due sono gli stili di vita per raggiungere la felicità secondo lo Yoga: il Sannyasa Yoga (l’ascesi e quindi la rinuncia all’azione) ed il Karma Yoga: lo yoga dell’azione. Krishna descrive il Karma Yogi:

Abbandonando gli attaccamenti, i karma-yogi compiono l’azione in modo puro (senza essere spinti dai gusti, piaceri e dispiaceri) con il corpo, la mente, l’intelletto ed anche i sensi, al fine della purificazione della mente.

Colui che è dotato di Karma-yoga, abbandonando il risultato dell’azione, ottiene una compostezza nata dall’impegno verso una vita di karma-yoga. Mentre colui che non è impegnato in una vita di karma-yoga, trascinato dai desideri, è legato, poiché è attaccato ai risultati (dell’azione)

(Bhagavadgita – capitolo 5 verso 11-12)

Cosa si prova ad essere te?

Perché divento teso nel guidare una lezione di yoga nella speranza che la persona che sta praticando al termine provi uno stato simile a quello che nella mia testa significa “bene”. Che cosa significa stare bene per me? Nient’altro è che una serie di gusti e preferenze, che peraltro voglio applicare ad una persona diversa da me e alla fine mi rende teso.

Questo mi porta ad aprire la finestra su un altro concetto che mi è particolarmente caro in questo periodo. Che è impossibile sapere cosa si prova ad essere te. Per quanto ci sforziamo nel raccontarci l’uno con l’altro vi è sempre un margine di incomprensione, nessuno è in grado di spiegarsi fino in fondo. E forse sta proprio li la parte interessante, nel ciò che non è spiegabile o comprensibile dell’altro.

Se succede bene, se non succede meglio.

Karma Yoga è per me una frase che ho sentito spesso ripetere a Swami Ananda:

Se succede bene, se non succede meglio.

Non vi è rinuncia, ma anzi pieno impegno. L’azione è compiuta per il piacere stesso di farla, perché è la cosa giusta e con totale presenza. Questo accade anche per la mancanza di stress e tensione che nasce dall’eccessivo coinvolgimento con il risultato della azione stessa, il quale, ahimè, non dipende da noi ma da meccanismi complessi dei quali ci è dato di capire poco.

Il barattolo di rilassamento

Il barattolo di rilassamento

In una lezione yoga usiamo lo spazio del rilassamento finale per lasciar andare le ultime tensioni. Possiamo decidere di lasciar fluire i pensieri, senza cercare di fermarli o modificarli. Oppure di ascoltare il respiro, intercettando ogni sfumatura del profumo dell’aria che respiriamo. Oppure possiamo seguire la voce dell’insegnante che guida la nostra attenzione in una visualizzazione guidata.

Mi capita di utilizzare spesso la visualizzazione del barattolo del rilassamento, una visualizzazione utile per lasciar andare le tensioni nelle diverse parti del corpo ed ottimo esercizio di immaginazione per la mente. Buon viaggio…

Immagino di trovare tra gli scaffali della mia cucina un barattolo di rilassamento. Lo apro e ne studio il contenuto: Che consistenza ha?Il colore ? Qual è il suo profumo? Come ci sarà arrivato su questo scaffale?

Immergo un pennello nel barattolo ed inizio a spalmare questo rilassamento su ogni centimetro del mio corpo, iniziando dai piedi.

Spalmo il rilassamento sulla pianta dei piedi ponendo attenzione alla sensazione provocata dal contatto tra la sostanza e la mia pelle. Passo ai dorsi dei piedi, le caviglie e tutte le gambe fino alle cosce.

Faccio questo procedimento con grande attenzione, senza lasciare indietro nemmeno un centimetro della mia pelle.

Passo alla schiena: la parte bassa, la parte alta, tutta la schiena. Il rilassamento penetra profondamente sotto la pelle e scioglie le tensioni.

L’addome: il rilassamento penetra e scioglie ogni tensione negli organi interni. Il petto, e poi arriva fino al cuore ed i polmoni.

Passo a palmi delle mani, spalmo bene il rilassamento sulla pelle, sui dorsi, e poi sulle braccia fino alle spalle.

Tutta la gola e la zona cervicale.

Con il pennello passo al viso, tutta la pelle, le labbra, il naso, le guance, gli occhi, la fronte.

Infine spalmo il rilassamento su tutta la testa ed i capelli.

Osservo questa sostanza che penetra nei tessuti più profondi di tutto il mio corpo e scioglie ogni tensione accumulata.

Quando ho terminato ripongo di nuovo il mio barattolo sullo scaffale in cui l’ho trovato, sapendo che è li ad aspettarmi ogni volta che ne sentirò il bisogno…

Gioie e insidie del cambiamento interiore

Gioie e insidie del cambiamento interiore

Quando iniziamo un qualsiasi percorso di crescita vi sono delle fasi che possiamo osservare in noi.

La prima fase: apertura e nuove visioni

La prima fase : siamo aperti, ciò che stiamo praticando entra in noi. Iniziamo ad osservarci con occhi diversi, con nuove possibilità. Applichiamo a noi la nuova visione, inizia il risveglio.

La seconda fase: spinta emotiva e messa in discussione

Nella fase successiva ci sentiamo risvegliati. In questa fase è fondamentale avere accanto un insegnante o qualcuno che abbia già provato su di sé il processo in modo da poter osservare insieme e monitorare i cambiamenti. Tutto viene messo in discussione. Famiglia, amici, lavoro, tutto sembra banale, i rapporti non più all’altezza, il partner non vuole crescere o capire, non sta al nostro passo. Non sopportiamo più e vorremmo altro.

Reputo questa fase in cui il nuovo sé si è risvegliato e lo trasferiamo nel vissuto quotidiano potenzialmente non equilibrata, anzi può essere davvero pericolosa. I sensi si risvegliano, la nostra energia cambia, dobbiamo rompere le scatole e mettere in discussione tutto e tutti, perché la spinta emotiva è forte. Ma nessuna decisione sotto l’influsso di questa spinta emotiva può essere saggia.

Un po’ come quando si diventa vegetariani, all’inizio si ha una certa tendenza a convincere tutti della bontà della scelta, forse per convincere sé  stessi…al punto che un pasto diviene una tortura, per chi siede a tavola con noi…

Nella terza fase: Qui si integra veramente,  si diventa realmente vegetariani, è diventato talmente parte di noi che non abbiamo problemi a mangiare in compagnia di chi sceglie una fiorentina. Anzi,n diciamo nulla. Accettiamo la scelta altrui con totale rispetto. Senza proselitismi sulla bontà o meno della cosa, non devi più convincerti. Testimoni, semplicemente.

Siamo in grado di accettare senza giudizio perché il percorso di crescita è diventato parte di noi.

La terza fase: integrazione ed armonia

La terza fase ci dà la possibilità di essere completamente nella nostra crescita, vivere con armonia ed accettazione le differenze…

Anzi siamo aperti, e godiamo maggiormente della vita, senza essere integralisti o fanatici. Siamo risvegliati, abbiamo un nuovo sguardo, ma è nostro…a cosa serve se non lo integriamo nella vita quotidiana?

Se giudichi o sei fanatico è perché il percorso che hai scelto ancora non è integrato nella tua vita. Continui a convincerti che ora gli amici devono cambiare, ti stanno stretti, che lo stile di vita ti sta stretto etc….

Ma se sei veramente, sei ovunque e con chiunque. Te lo godi e godi delle cose anche ” banali e meno profonde ” . Essere gioiosi e spiritualmente aperti in un eremo è tanta grazia, ma anche molto facile. Integrarlo nella vita di tutti i giorni ha un sapore diverso. Magari meno facile, ma parte della nostra vita reale e quindi stimolante per la crescita interiore.

Pranayoga : sai quanto è importante il tuo respiro?

Pranayoga : sai quanto è importante il tuo respiro?

Che cosa è Yoga del respiro? Iniziamo vedendo gli effetti più comuni di chi inizia a praticare questa disciplina.

Il primo è un benessere generale ed una presa di consapevolezza: comprenderai che sino ad oggi probabilmente avevi una respirazione parziale, insufficiente o addirittura invertita.

Le funzioni viscerali migliorano sin da subito

La mente diventa più lucida, presente sino ad averne una gestione sempre migliore man mano si progredisce nella pratica.

Ma entriamo nel dettaglio

Perché il benessere generale può essere condizionato dal respiro?

L’Ossigeno e l’Anidride Carbonica sono due gas indispensabili per la respirazione, e quindi per la vita

L’Ossigeno è un gas presente nell’atmosfera. Con la ventilazione polmonare viene introdotto negli alveoli e catturato dall’emoglobina presente nei globuli rossi del sangue.

E’ trasportato attraverso il sistema arterioso fino ai tessuti, dove avviene la respirazione cellulare. La respirazione cellulare è il meccanismo attraverso cui la cellula, in presenza di ossigeno, è in grado di ricavare mediante l’ossidazione di materiale organico, una grande quantità di energia in tempi molto ristretti.

I prodotti di scarto della respirazione cellulare come Anidride Carbonica (CO2) o acqua (H2O) vengono eliminati dalla cellula attraverso processi quali la respirazione polmonare e la minzione, ovvero attraverso le urine.

Inoltre ad ogni inspirazione (se eseguita correttamente) il muscolo diaframma scende ed esegue una sorta di compressione sugli organi interni, quando risale durante l’espiro, gli organi vengono liberati da questa compressione, con un effetto tonificante e rivitalizzante, per  gli organi interni dell’addome, ma anche il pavimento pelvico che ne è profondamente stimolato.

Una tecnica Ayurveda per comprendere l’importanza del respiro

Condivido con voi una tecnica Ayurvedica molto curiosa ed efficace per comprendere quanto il nostro respiro e la salute generale siano connessi.

Lo yoga e l’ayurveda sono due discipline che provengono dai testi dei Veda, ed insieme si completano.

L’ayurveda  tratta la salute della persona, è la parte medica e terapeutica, lo yoga mira all’unione, all’armonia fra essi di corpo, mente e spirito.

Durante il percorso di terapista ayurveda imparai una tecnica semplicissima per capire se le varie aree che avrei testato erano in equilibrio, se rischiavano di ammalarsi o addirittura potevano essere già ammalate.

Tecnica: si  prende un metro da sarto, lo si posiziona in tutta la circonferenza addominale, all’incirca poco sotto l’ombelico.

si inspira completamente e si prende la misura mantenendo a polmoni pieni, poi si esala completamente l’aria e si prende anche questa misura, a polmoni completamente vuoti.

Ora si calcola la differenza che vi è fra l’inspiro e l’espiro, se la differenza è 10 siete in ottima forma, se è fra10 e 5 dovete migliorare, se è sotto il 5 campanello d’allarme., il rischio diviene sempre maggiore  se muoviamo meno aria durante il nostro respiro.

In tal caso si deve rieducare il respiro addominale.

Stessa cosa si farà prendendo la misura toracica, sotto il petto, ed infine passando il metro ad incrocio da sotto le ascelle incrociando dietro il collo passando sulle clavicole.

Provate a misurare la quantità d’aria che muovete all’interno del vostro corpo durante una respirazione completa.

Capisci quanto la salute sia connessa al respiro?

Ed è logico comprendere quanto il cuore funzioni meglio ad esempio, se i nostri polmoni compiono il loro lavoro nella loro  totale capacità.

Ed infine la mente: se arriva una buona quantità d’ossigeno la mente è vitale.

Il respiro e la mente sono connessi, sempre, l’uno può influenzare l’altra.

Prendiamo ad esempio gli attacchi d’ansia e di panico: ci si sente soffocare ma in realtà i polmoni respirano, un evento, un pensiero scatenante può alterare il respiro, creando una specie di corto circuito fra mente e respiro.

Se la mente può influenzare il respiro, il respiro può influenzare la mente.

Ed ecco che si imparano a gestire  questi stati di panico, ansia, stress, agitazione ecc.

E siamo solo nella semplice rieducazione al respiro

Man mano la pratica progredisce, si inizia ad inserire il pranayama, con ritenzioni a polmoni pieni e vuoti.

Ed è qui che possiamo veramente guardare alla nostra mente, alla sua totale gestione.

La puoi osservare cedere ed è la magia del pranayama.

Se puoi gestire la mente, capisci di avere il pieno potere di te stesso, nella leggerezza.

Ed avviene naturalmente il ritiro dei sensi per avviarsi alla meditazione.

Namaste