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Namastè.

Bikram e altri scandali Yoga. Una visione tradizionale.

Ho letto negli ultimi mesi di scandali nel mondo dello Yoga, proprio in questi giorni si parla dell’accusa di abusi su studenti da parte del Guru del metodo Bikram Yoga.

Ne leggo non solo con tristezza ma con profonda delusione. Uno dei gioielli dello Yoga è la relazione di scambio di conoscenze tra Maestro e allievo, il guru-shishya paramparam. Come può un tale dono trasformarsi in veleno? Allora sono andata alla ricerca, nei testi della tradizione (Bhagavad-gita e Guru-gita principalmente) per comprendere questo legame, farmi un’idea il più oggettiva possibile e comprendere cosa può andare storto. Ecco che cosa ho capito.

Studia te stesso, ma una guida è indispensabile.

Il primo passo è la conferma che un Maestro è fondamentale nello Yoga. Non si può risolvere il problema togliendo la presenza del Maestro perché questa è essenziale al concetto stesso di Yoga.

Se questo è il percorso volto al superamento di artha (riporre la sicurezza nel mondo esterno) e kama (riporre la felicità in oggetti esterni) verso moksha (la liberazione) ovvero essere sicuri e felici in sé stessi, allora una guida è necessaria.

La prima guida sono i sastra, le scritture: in primis i Veda e poi gli altri testi che reinterpretano i Veda come i Purana, i Sutra e così via. La conoscenza Yoga risiede lì, nella tradizione.

Poiché sono di difficile interpretazione e l’oggetto trattato è il Sè non si possono affrontare da autodidatta: l’Ego legge ciò che vuole sentire, sorvola su ciò che non lo appaga. I sastra quindi devono essere affrontati con una guida, che sia egli stesso incarnazione dei Sastra.

Questo vale anche in una lezione di Yoga, come avevo già scritto in “Yoga festival e orologi rotti“: Yoga accade quando ci facciamo guidare, mettiamo da parte sempre di più il nostro ego e ci abbandoniamo alla voce di un’altra persona.

Essere studente è parte del processo, da qui non sfugge, solo una mentalità da studente crea le basi perchè lo Yoga avvenga.

Guru Shopping: tra tanti maestri chi è quello giusto?

Il mio Maestro, Swami Ananda, ha raccontato una volta di come avesse incontrato molti maestri prima di arrivare qualcosa di autentico, il suo Maestro Swami Dayananda Saraswati. Si riferisce a quel periodo come Guru Shopping ed è un’espressione che mi ha colpita molto.

Nella Guru Gita si parla di 7 diversi tipi di Maestri (Guru Gita 165-174). Una semplice ricerca su internet o in qualche centro spirituale fa facilmente capire che in molti si propongono come detentori della verità ultima.

Poiché questo mondo Yoga è così vario è bene attenersi alle scritture.

Nei Veda si dice che un Guru è colui che è ben informato riguardo questi insegnamenti (srotriya) e che è ben radicato nella Conoscenza (brahma-nishta) [Mundakopanisad 1.2.12]

Stiamo però parlando di una conoscenza interiore. Come faccio a capire se quella persona è ben informata riguardo agli insegnamenti oppure finge? Come posso capire se è radicato nella conoscenza o la vive solo in apparenza?

Tra i 7 tipi di Maestri quello autentico è il param-guru. Colui che rimuove i dubbi e la paura della nascita e della morte. Colui che insegna e mostra la via verso la Liberazione. Viene inoltre detto che incontrate un Param-Guru è il risultato di meriti accumulati nelle vite precedenti. É un dono e come tale deve essere riconosciuto.

Da tali premesse è chiaro che un buon modo per riconoscere un autentico insegnante sta anche nell’osservare se ciò che insegna è radicato nel suo stile di vita.

Insegnante e insegnamento non coincidono.

Swami Ananda spiegava nel corso di formazione che un Maestro non dice “Io” quando insegna, ma “Noi“. Il Maestro è mezzo di una conoscenza più grande di lui, ma non è egli stesso l’insegnamento. Non è la sua esperienza o la sua figura ad essere portata ad esempio ma è l’insegnamento ad avere valore. Un insegnamento che lui si vive, ma non si esaurisce in lui.

Questo è fondamentale perché allora non vi può essere idolatria. Chi ho di fronte vive ciò che mi insegna ma non è lui ciò che conta veramente. É la conoscenza.

Che studente voglio essere?

Questo ci porta ad un’ultima riflessione. Che tipo di studente voglio essere?

C’è chi si avvicina ai Maestri alla ricerca di una stampella, una figura paterna, un’idolo da venerare. Ma questo non è l’atteggiamento del shishya, lo studente autentico.

Mettiamo sul piedistallo idoli, Maestri, Guru per poi prima o poi buttarli giù, loro insieme a tutto il loro insegnamento. E avanti il prossimo metodo o moda. Questo non è serio.

Leggo su Facebook commenti sul metodo Bikram “Sapevo che era un metodo che non valeva nulla, questa è una conferma”. Nonostante questa pratica sia ben distante da ciò che considero Yoga non posso nemmeno sostenere queste osservazioni, perché sono proprio la base dell’idolatria.

Nella Bhagavad-gita Arjuna, il discepolo, è pronto a ricevere l’insegnamento nel momento di più grande crisi, quando abbandona le sue convinzioni e chiede a Krishna, il Maestro, la conoscenza più grande, non una soluzione facile. Allora Krishna si pone a lui da Maestro e la Bhagavad-Gita ha inizio.

Queste sono le indicazioni dello Yoga per comprendere ed affrontare la relazione Guru-sishya, Maestro – allievo. Una relazione fondamentale e profonda per la nostra crescita, quando affrontata da entrambe le parti in modo serio.