3398245380 [email protected]
Namastè.
Karma Yoga: Creare spazio fra causa ed effetto

Karma Yoga: Creare spazio fra causa ed effetto

Uno dei doni del guidare una lezione di yoga è l’attitudine a dilatare lo spazio tra la causa e l’effetto. Vorrei qui approfondire questa attitudine con il concetto di Karma Yoga che è: Metti impegno e sforzo nelle tue azioni, ma sappi che il risultato non dipende in modo diretto dalla quantità di sforzo che hai messo.

Yoga e controllo

Quando insegno a volte sono davvero convinta che il successo della lezione (ovvero quanto la persona sia “in yoga” e si senta connessa a termine della pratica) dipenda da me: dal tono della voce, la struttura delle sequenze, come mi muovo nella sala

Ma la realtà è che con Yoga non funziona proprio così. Yoga è un fatto parecchio personale. Come insegnanti guidiamo un’esperienza e prima ancora studiamo e ci creiamo tutta una cassetta degli attrezzi per farlo nel modo più efficace. Ma il risultato, come si sente la persona al termine, non dipende in modo diretto dal nostro sforzo.

Quella che definiamo mania del controllo è l’ossessione verso il risultato dell’azione. Lo spazio tra causa ( l’input della mia azione) ed effetto (il risultato di essa) si fa strettissimo, talvolta soffocante.

Controllo sulle situazioni, persone, pensieri, stati d’animo…

Karma Yoga: compiere un’azione con attitudine Yoga

Nello Yoga si da molto importanza al concetto di Karma, che possiamo tradurre come azione. Ed il Karma Yoga significa fare un’azione con attitudine Yoga. Questa attitudine è il disinteresse nei confronti del risultato. Il Karma Yogi sa che il risultato delle azioni non dipende da lui. Il risultato arriva come un dono, anche se non si accorda alle proprie aspettative. Ne ho parlato ampliamente nell’articolo Isvhara Pranidhana: Portare la divinità nella propria vita.

Nella Bhagavadgita Krishna, il Maestro, spiega ad Arjuna, l’allievo, che due sono gli stili di vita per raggiungere la felicità secondo lo Yoga: il Sannyasa Yoga (l’ascesi e quindi la rinuncia all’azione) ed il Karma Yoga: lo yoga dell’azione. Krishna descrive il Karma Yogi:

Abbandonando gli attaccamenti, i karma-yogi compiono l’azione in modo puro (senza essere spinti dai gusti, piaceri e dispiaceri) con il corpo, la mente, l’intelletto ed anche i sensi, al fine della purificazione della mente.

Colui che è dotato di Karma-yoga, abbandonando il risultato dell’azione, ottiene una compostezza nata dall’impegno verso una vita di karma-yoga. Mentre colui che non è impegnato in una vita di karma-yoga, trascinato dai desideri, è legato, poiché è attaccato ai risultati (dell’azione)

(Bhagavadgita – capitolo 5 verso 11-12)

Cosa si prova ad essere te?

Perché divento teso nel guidare una lezione di yoga nella speranza che la persona che sta praticando al termine provi uno stato simile a quello che nella mia testa significa “bene”. Che cosa significa stare bene per me? Nient’altro è che una serie di gusti e preferenze, che peraltro voglio applicare ad una persona diversa da me e alla fine mi rende teso.

Questo mi porta ad aprire la finestra su un altro concetto che mi è particolarmente caro in questo periodo. Che è impossibile sapere cosa si prova ad essere te. Per quanto ci sforziamo nel raccontarci l’uno con l’altro vi è sempre un margine di incomprensione, nessuno è in grado di spiegarsi fino in fondo. E forse sta proprio li la parte interessante, nel ciò che non è spiegabile o comprensibile dell’altro.

Se succede bene, se non succede meglio.

Karma Yoga è per me una frase che ho sentito spesso ripetere a Swami Ananda:

Se succede bene, se non succede meglio.

Non vi è rinuncia, ma anzi pieno impegno. L’azione è compiuta per il piacere stesso di farla, perché è la cosa giusta e con totale presenza. Questo accade anche per la mancanza di stress e tensione che nasce dall’eccessivo coinvolgimento con il risultato della azione stessa, il quale, ahimè, non dipende da noi ma da meccanismi complessi dei quali ci è dato di capire poco.

Il barattolo di rilassamento

Il barattolo di rilassamento

In una lezione yoga usiamo lo spazio del rilassamento finale per lasciar andare le ultime tensioni. Possiamo decidere di lasciar fluire i pensieri, senza cercare di fermarli o modificarli. Oppure di ascoltare il respiro, intercettando ogni sfumatura del profumo dell’aria che respiriamo. Oppure possiamo seguire la voce dell’insegnante che guida la nostra attenzione in una visualizzazione guidata.

Mi capita di utilizzare spesso la visualizzazione del barattolo del rilassamento, una visualizzazione utile per lasciar andare le tensioni nelle diverse parti del corpo ed ottimo esercizio di immaginazione per la mente. Buon viaggio…

Immagino di trovare tra gli scaffali della mia cucina un barattolo di rilassamento. Lo apro e ne studio il contenuto: Che consistenza ha?Il colore ? Qual è il suo profumo? Come ci sarà arrivato su questo scaffale?

Immergo un pennello nel barattolo ed inizio a spalmare questo rilassamento su ogni centimetro del mio corpo, iniziando dai piedi.

Spalmo il rilassamento sulla pianta dei piedi ponendo attenzione alla sensazione provocata dal contatto tra la sostanza e la mia pelle. Passo ai dorsi dei piedi, le caviglie e tutte le gambe fino alle cosce.

Faccio questo procedimento con grande attenzione, senza lasciare indietro nemmeno un centimetro della mia pelle.

Passo alla schiena: la parte bassa, la parte alta, tutta la schiena. Il rilassamento penetra profondamente sotto la pelle e scioglie le tensioni.

L’addome: il rilassamento penetra e scioglie ogni tensione negli organi interni. Il petto, e poi arriva fino al cuore ed i polmoni.

Passo a palmi delle mani, spalmo bene il rilassamento sulla pelle, sui dorsi, e poi sulle braccia fino alle spalle.

Tutta la gola e la zona cervicale.

Con il pennello passo al viso, tutta la pelle, le labbra, il naso, le guance, gli occhi, la fronte.

Infine spalmo il rilassamento su tutta la testa ed i capelli.

Osservo questa sostanza che penetra nei tessuti più profondi di tutto il mio corpo e scioglie ogni tensione accumulata.

Quando ho terminato ripongo di nuovo il mio barattolo sullo scaffale in cui l’ho trovato, sapendo che è li ad aspettarmi ogni volta che ne sentirò il bisogno…

Pensieri di una neo insegnante di Yoga

Pensieri di una neo insegnante di Yoga

Condivido qui la tesina di Cristiana per l’esame del corso di formazione insegnanti Yoga. Una delle cose più belle che ho letto sull’argomento…Buona lettura.  

YOGA: UN VIAGGIO ATTRAVERSO DISCIPLINA E LIBERTA’

Colui che ama vive, colui che è egoista muore. Pertanto, ama senza condizioni, così come respira per vivere, perché l’amore è l’unica legge della vita.
(Vivekananda)

Da tempo desideravo fare un lungo viaggio, visitando luoghi nuovi ed inesplorati, e mai avrei pensato che il viaggio più bello avrei potuto intraprenderlo a distanza di pochi chilometri da casa, in prossimità di me stessa.

Queste poche frasi nascono da un anno di scoperte prove e riflessioni.

Come m’insegna la tradizione desidero prima di tutto ringraziare chi mi ha accompagnata ed ha contribuito ad aprire questa porta: le mie maestre Carlotta ed Emanuela, il maestro Swami Ananda e tutti i grandi maestri che continuo ad incontrare nella storia dello yoga.

Attraverso lo yoga, la pratica di Asana, di Pranayama e dell’esplorazione dello stile di vita che propone ho appreso la possibilità di unire ciò che ho sempre considerato antitetico: la disciplina, il contenimento e la libertà.

Lo yoga mi accompagna nel comprendere che nulla è bianco o nero nella scoperta del nostro vero sé. Non esistono clichè. Scopro con entusiasmo che ciò che rispetta me stessa è anche ciò che mi permette di rispettare gli altri. L’amor proprio non è più sinonimo di egoismo ma diviene il primo passo per costruire un mondo di pace, poiché la paura e l’insicurezza sanno essere brutali.

Secondo Vivekananda la paura è la più grande superstizione, ciò che ci lega e ci impantana in vesti strette e appiccicose.

Attraverso la pratica di Asana e all’incontro di nuovi assetti, ho compreso quanto le mie paure siano catene pesanti, quanto il mio stesso giudizio mi impedisca di dar spazio a nuove parti di me, di accogliere ciò che mi può donare il mondo anche se lontano dai miei gusti e dalle mie tendenze.

Mi confronto con la paura di non essere all’altezza delle aspettative, di non essere in grado di eseguire gli asana come dovrebbe far una bravo insegnante yoga secondo la lettura occidentale. Ma poi mi riprendo e mi libero dall’involucro d’insegnante contorsionista e sento la voglia di lasciar andare ognuno per la propria intima strada. Me compresa.

Con Pranayama e Kumbhaka mi confronto con la paura del vuoto, dell’ignoto, del buio e della solitudine. Ancora riemergo in affanno ma, nello stesso tempo, osservo che piano piano cresce la voglia di cambiare, di trasformarsi, di prendere distanza dagli affanni della vita.

Sento che la leggerezza del respiro si trasforma in leggerezza verso le scelte quotidiane, verso le aspettative, sento che la leggerezza del respiro scioglie la pigrizia e la stagnazione del vederci in unico modo.

Attraverso lo yoga la disciplina non è più imposizione, regola ferrea, rigidità ma diviene terreno fertile per migliorare, per scoprire desideri profondi, per estrapolarsi da contaminazioni abitudinarie, per tracciare finalmente la propria strada, libera dalle costrizioni profonde e sedimentate dalla nostra storia di ripetizioni, dal nostro passato, da quello che abbiamo sempre creduto di essere.

Libertà non è più essere liberi da…liberi dal lavoro, dagli orari, dalle imposizioni, ma esser capaci di…capaci di esprimere la propria natura essenziale senza paura del giudizio, capaci di accogliere con cuore saldo e caldo le differenze dell’altro, capaci di provare fiducia e di affidarsi, capaci di trovare nuovo nutrimento di sé, in sè. Capaci di abbracciare i no che dovevano essere si, di abbracciare le delusioni, perché anche dopo le lacrime e i singhiozzi, ho osservato che posso ricominciare a respirare.

Disciplina, libertà, coraggio corrono insieme alla luce delle stelle.

Attraverso la disciplina apprendo una nuova espressione del senso di sacrificio, che non riguarda più la rinuncia al sè ma la possibilità di superare i moti illusori e distraenti dell’ego, il sacrificio perde il tono sfuocato di rinuncia e si trasforma in desiderio di donarsi, in fuoco che si espande e che genera calore. Per tutti.

Ad ugual modo sorge un senso di liberazione che fa sorridere pensando ai propri limiti, la parola stessa muta, non ha più valore. Solo essere in quel momento, senza sentenze o aspettative.

Secondo Vanda Scaravelli l’insegnamento comincia e finisce con la libertà, la comprensione porta all’indipendenza e solo quando sei impaurito chiudi le porte, ma quando sei aperto puoi comunicare con la persona che ti è vicina, con la natura, con il mondo e diventi tutt’uno con qualsiasi cosa che ti circonda.

Lo yoga è un viaggio che mi auguro possa durare per tutte le vite che incontrerò.

Non aggiustare le persone

Non aggiustare le persone

Non aggiustare le persone

Non aggiustare le persone, non cercate di aggiustarmi. É una di quelle cose che ho sperimentato spesso nella mia vita e con lo Yoga ho avuto l’opportunità di approfondire questo aspetto e vederlo da più punti di vista. 

Cosa significa?

Non imporre un modello rigido dall’esterno, che sia in una posizione di yoga o una aspettativa della mia mente, mi impegnerò di non imporla all’altro.

Ho avuto un insegnante molto tradizionale ed ultimamente una più moderna e questa è una cosa forte in entrambi gli insegnamenti: conduci, sostieni, porta per mano alla consapevolezza di saper ascoltare cosa fa bene o male, cosa è giusto e sbagliato,

Punto.

Non dirlo tu, non imporlo, crea solamente i presupposti nel tuo personale raggio di azione.

Lo chiamo anche l’approccio novelliano all’insegnamento.

La Novelli, professoressa meravigliosa che per un’estate mi ha dato ripetizioni di matematica, non mi ha sgridato nemmeno una volta, ne mi ha mai fatta sentire inadeguata o incapace in quella materia. Non faceva che dirmi: come sei brava Carlottina, guarda questa cosa come l’hai fatta bene. E se mi indicava un errore subito mi diceva ma si tranquilla, lo risolvi subito.

E man mano in me nasceva sicurezza e comprensione. Finalmente anche io capivo qualcosa di quei numeri e ne sapevo intravedere la bellezza.  Si, mi aveva fatto vedere la bellezza dove prima vedevo solo errori.

Insegnamento è indicare la bellezza con la mano, e lasciare che gli altri, se se la sentono, portino li il loro sguardo iniziando man mano a farci caso più spesso e a condividerla con altri loro stessi.

L’approccio oppostoNon ci arrivi perché non ti impegni abbastanza/ potresti fare di più/ sei stupido/ sei sbagliato

Con me questo approccio non ha mai funzionato. Non intendo dire che sia sbagliato, probabilmente per alcune persone è stimolante. Per questo oggi, da insegnante, il mio impegno è soprattutto nel trasmettere ciò che mi piace senza imposizioni, solamente indicandone la bellezza. Se una posizione ti è scomoda non sei tu ad essere sbagliato, ma è la posizione che è sbagliata. Non farla, o falla a modo tuo. Chi sono io per aggiustarti?

Piccolo bonus: un video di un’insegnante speciale, che comincia ogni lezione complimentandosi con i suoi studenti uno ad uno anziché focalizzarsi sulle loro mancanze…

Cerchio di donne

Cerchio di donne

Cos’è un cerchio di donne?

Il cerchio è uno spazio condiviso con altre donne in cui sperimentare e riscoprire la propria natura femminile, la nostra natura ciclica ed il forte collegamento alle fasi lunari. É un momento in cui ci riappropriamo della nostra natura e sperimentiamo la sorellanza, un nuovo/antico modo di vivere l’amicizia tra donne.

Creare Sorellanza non vuol dire che dobbiamo essere la migliore amica di tutte le donne; nemmeno salterellare nei boschi o ballare in cerchio per un momento.
Essere sorelle vuol dire che si può non essere d’accordo, ma che si rispettano le differenze guardando la somiglianza nell’essenza.
Vuol dire, tenere la propria identità, ma sapersi parte di un gruppo che ci sostiene”. Gisela Atma Kaur

Energie e Cicli Femminili.

Il cerchio di donne si basa sul lavoro di Miranda Gray, che attraverso la sua ricerca ha riportato alla luce le energie ed i cicli femminili (ad esempio nel libro “La Luna Rossa”). Viviamo in una società in cui queste energie sono spesso denigrate e non accettate. In questo modo anche noi cresciamo imparando a disprezzarle, nasconderle, viverle come un peso. Quando invece ce ne riappropriamo riconoscendo il valore esse diventano un grande potere di comprensione, intuizione e creatività.

Il primo cerchio di donne

Abbiamo invitato Chiara Zulli ( Advanced Moon Mother) a centroatman per dare il via a questo cerchio Martedì 15 Dicembre alle 20.30. Il primo tema è “Le fasi della luna e della donna“. L’incontro è sia teorico che pratico. Oltre alla spiegazione delle diverse fasi Chiara terrà il rito del calderone e la danza sacra in cerchio (danzare i simboli). Qui non vediamo l’ora :). L’ingresso è a offerta libera, portate mamme, figlie, nonne.